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(ARTICOLO DEL 12 LUGLIO 2008)

Vi capita mai di avvertire un fastidiosissimo ronzio (alcune volte provocato da rumori striduli ed altre ancora da fenomeni naturali) che vi arreca un disturbo tale da desiderare che lo stesso abbia fine immediatamente? Chissà quante volte tutto ciò vi sarà occorso senza che dell’accaduto abbiate la minima reminescenza, in quanto l’argomento è talmente futile da non meritare nessuna attenzione.
Così come è capitato a me, con la “sottilissima” differenza che io porto i segni visibilissimi del fatto con problemi che forse mi si ripercuoteranno per tutta la vita.
Lo so che anche Voi, in fondo in fondo, siete un po’ (BAS)Tarli e come l’essere innominabile, in questo momento state pensando che, molto più verosimilmente, i miei problemi (sopracitati) , derivano dalla nascita e quindi “insensibili” alla terapia medica e chirurgica…….a meno di un “miracolo”.
Il solo pensiero che possiate arrivare a tanto, mi rende inviperito; ma poi, rifletto e penso che molti di Voi siete abbonati ed altrettanto affezionati clienti in edicola e, l’idea che oltre che “persone squisite” siate soprattutto €URO…pei, rende la mia giornata più tranquilla ed i miei pensieri più soavi.
Come mai mi dilungo in così tale argomentazione? Semplicemente per dirvi che il sebo orripilante si è messo in mente di essere un famoso compositore e come tale degno suonatore di uno strumento a fiato.
I risultati, certamente li immaginerete, ed in quanto tale, ritenetevi fortunati, perché io, disgraziatamente tale situazione l’ho vissuta.
Quale strumento si è messo in mente di suonare l’oblio dei sensi?
Quello per cui Stefano Di Battista è considerato uno dei più grandi jazz man italiani e con il quale l’indimenticato Fausto Papetti ha composto le cover delle più straordinarie colonne sonore d’amore degli anni 80 e 90, e cioè il Sasso(Tarl)fono.
O- Ma non ti sorge il dubbio che potresti, e sottolineo potresti, essere un tantinello stonato?
T- Taci inferiore; parli così perché non sai che i miei amici mi considerano il nuovo Beet(arl)hoven della musica pop italiana.
O- Mi permetto, o mio superiore (della zona inguinale), di farti notare che molto più verosimilmente l’accostamento sopracitato possa anche provenire dal fatto che i tuoi compagni sanno che il grandissimo Beethoven era sordo!
T- Anche Bocelli è un non vedente, eppure è uno straordinario cantante.
O- So che se dovessi continuare su questa linea andrei incontro ad un depressione più profonda di quella in cui solitamente “navigo” per cui, senza colpo ferire, ti lascio alle tue “composizioni” e vado via.
- Questa tua reazione è il frutto di una insensibilità oramai conclamata del tuo animo, indenne all’amore e a tutto ciò che di bello può g
Il racconto del TARLO, come avviene da qualche tempo a questa parte, non può continuare senza la
mia presenza che, nell’istante in cui lo stesso ha iniziato a cincischiare sul fatto che da lì a qualche
istante sarebbe arrivato il SUO caro amico Adamo, si è già volatilizzata.
T- Caro il mio Adamo, stavo parlando di musica con il mio plebeo, ma si sa, l’arte appartiene ai nobili d’animo, e quindi, chi ne è privo, e come la scorcia du scummulu
A- Ben detto Tarlo, e per sovvenire a quanto da te affermato, vorrei raccontarti la storia du ‘zi Vanni
T- Raccontami Adamo.
A- Era costui un vecchietto che aveva vissuto gran parte della sua vita, tra lavoro nei campi e con gli animali, nella dignitosa tenuta di famiglia. Figlio unico di una decorosa famiglia locale, così come gran parte del suo lignaggio, non era riuscito ad andare a scuola e quindi privo degli elementi base di alfabetizzazione.
T- E cosa fece costui?
A- Aveva due grandi passioni: la recita del Rosario e suonare ‘u friscalittu
T- Quindi allietava moglie e figli?
A- Purtroppo non ebbe la possibilità di sposarsi e quando l’età divenne di parecchio inoltrata, fu “adottato” da una timorata famiglia che viveva attigua alla sua abitazione.
T- Si trovava bene con loro?
A- Era considerato come uno di famiglia e con loro viveva serenamente le tranquille giornate paesane, fatte di recita quotidiana del Rosario al pomeriggio e di un veloce “taglio e cucito” sulle varie ed eventuali successe a Mussomeli.
T- Un poco di sano curtigliu ogni tanto stempera i pensieri e rilassa lo spirito.
A- Se lo dici tu ci credo, anche se onestamente ho qualche leggerissimo dubbio; in ogni caso, assolte le consuetudini pomeridiane, ‘u zi Vanni, tirava fuori dal portafoglio un lucidissimo friscalittu realizzato rigorosamente a mano e dava vita o a delle nenie (se il periodo lo richiedeva) o a dei ballabili che intrattenevano allegramente il vicinato.
T- Un prototipo del moderno Pianobar ?
A- Assolutamente si, tant’è che finita la prima guerra mondiale, vennero ad abitare nel vicinato degli americani oriundi, che dopo aver familiarizzato con l’intero rione, si adeguarono prestissimo alle abitudini dei locali, ivi inclusi il Rosario e le ballate di lu ‘zi Vanni.
enerare la musica. A tal proposito, vorrei farti raccontare……
T- Possiamo dire per una volta “che abbiamo civilizzato” i figli dello Zio Sam.
A- Certo, magari civilizzati proprio no, però che abbiamo impresso loro le nostre abitudini, questo lo possiamo affermare senza ombra di dubbio, e a conferma di ciò, basta pensare caro Tarlo, che qualche anno dopo, vennero in visita a Mussomeli alcuni parenti degli oriundi direttamente dall’America.
T- Anche loro “incivilizzati”?
A- Semplicemente americani, con i loro usi e costumi. Fu così che i nuovi arrivati furono presentati al vicinato, ed uno degli oriundi oramai “paesano” presentò loro uno per uno gli abitanti. Quando arrivò il turno di lu ‘zi Vanni, lo stesso fu presentato come un grande maestro di musica e invitato a far sentire ai presenti una “bella aria” al suon di zufolo.
T- E come reagì il povero vecchietto?
A- Fu colto dalla disperazione più assoluta. A ragione del vero fu travolto dagli eventi, sia per la sorpresa inaspettata di quegli ospiti che di tanta eloquenza nei suoi confronti. Così tra il silenzio generale si alzò mestamente ed indicando colui che lo aveva tanto elogiato esclamò: “Ja, sugnu d’accordu in tuttu cu lu Supriuri, però aria purtroppo ‘nun haju e si ci l’avissi ni stu momentu nun fussi bona, anzi fussi guasta”
T- Il povero ‘zi Vanni aveva “leggermente” travisato le parole dell’americano; ma alla fine lo suonò lo zufolo?
A- No!
T- E perché?
A- Perché così lui concluse la sua “arringa”: “ Pi quantu riguarda lu zufulu, ja purtroppo non ci puzzu dari adenzia, picchì purtroppo sacciu sunari sulu lu friscalittu. A proposito. Ma mi ming….jè stu zufulu?”
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