Armati di buona volontà, ma con uno scetticismo pari al decimo grado della scala TARLRICHTER, abbiamo aperto la porta dello studio con la convinzione che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto.
T-
Halloween è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana ora tipicamente
americana e
canadese. Tuttavia le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni
europee: viene fatta infatti risalire al
4000 a.C. quando le popolazioni tribali usavano dividere l'
anno in due parti in base alla
transumanza del bestiame. Nel periodo fra
ottobre e
novembre la terra si prepara all'
inverno ed era necessario - allora come adesso - ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween.
O&L - Si, ma queste sono fesserie scolastiche. Per noi è la “notte delle streghe”!
T- Il vostro cervello è pari per spessore alla superficie di un
atomo,
quindi…ho detto tutto! Cari i mie
ebeti vestiti da abeti natalizi, il termine
HALLOWEEN non ha nulla a che vedere con le streghe
! Infatti la parola, sia da un punto di vista etimologico che da quello degli usi e costumi,
è perfettamente identico al nostro. Per questo nei paesi di
lingua inglese la festa divenne
Hallowmas, che significa: “
una messa in onore dei santi”; la vigilia divenne
All Hallows Eve, che si trasformò nel nome attuale
: Halloween.
T- Comunque, siccome non sapete nulla di murticiddri ho chiamato in causa, un nostro amico, che, in questo campo, per dirla in anglosassone, “ a sarda c’è “
A - Abbiamo capito: togliamo il disturbo e…grazie ancora!!
Qualche istante dopo, entra in scena l’amico ADAMO BARBA, amante della storia e delle tradizioni locali.
Dopo i convenevoli, inizia il colloquio tra IL TARLO e il signor Adamo.
T- Adamo ma, hai ricordi d’infanzia di murticiddri?
A - I miei ricordi sono pari al numero dei miei anni: quindi più di settanta!!
T- Non voglio tediarti con domande: sono curioso di ascoltarti!
A - Dunque: la ricorrenza dei Morti, rappresentava per tutti i bambini, l’occasione per gustare in beata solitudine , un dolce particolare o un regalo di modesta entità, che rallegrava comunque l’atmosfera!
T- Dolci particolari o quelli di sempre?
A- Tarlo, hai iniziato con le domande?? Sei sempre ‘u solitu sbirri: i dolci erano solo ed esclusivamente Pupi di ‘zzuccaru e Frutta martorana! Ricordo ancora quanta emozione quando mio papà regalò un triciclo a me, ‘u cavaddruzzu a mio fratello Michele, ed ‘u bersagliari a mio fratello Pino. Ovviamente in miniatura. Ma assaporo ancora oggi, dopo tanti e tanti decenni, il sapore di quel triciclo che mangiavo con “religiosa parsimonia”.
T- Adamuccio, non ti arrabbiare, ma a proposito di pupi di ‘zzuccaru ho letto che vengono anche chiamati "Pupi a cena": narra un’antica legenda che un nobile arabo ridotto in miseria, invitò a cena degli ospiti e, per sopperire alla mancanza di cibi prestigiosi inventò questa nuova ricetta dall'incredibile impatto coreografico riscuotendo notevole successo. E…Frutta Martorana, niente a casa vostra?
A- A noi era “proibito” anche guardare: era un dolce riservato prevalentemente alle classe più agiate.
Immagina che, anche volendo, l’unico modo per avere i soldi per accattarla era quello di “rapinare” una banca. E ammesso e non concesso che qualche “generoso”, sciaguratamente ci avesse regalato un frutto, quello sarebbe stato il pretesto perché noi fratelli n’avissimu scannatu.
T- Quindi una festa rivolta esclusivamente ai bambini?
A- Non solo: anche i puvuriddri quella giornata godevano di elemosine e doni più consistenti del solito. Giravano per le strade e laddove conoscevano qualcuno iniziano a gridare: “..’zza Cuncè??’Gnura Steeeee..fanà!! I murticiddri su!!”. E le comari, uscivano e davano ciò che precedentemente avevano preparato. Era davvero una giornata di festa.
T- Ma toglimi una curiosità Adamo: ma i regali li trovavate sul tavolo, sotto il letto o dove?
A-
Tarlo, innanzitutto è doveroso che io ti spieghi in cosa consisteva la festa: durante il periodo precedente i primi di novembre, i genitori, spesso per tenere
cujeti i picciliddri,raccontavano loro che,se avessero fatto i bravi, il defunto a loro più vicino (potevano essere i nonni, gli zii, ecc. morti da poco tempo ) avrebbe portato un regalo. Bisognava mettere,
la sera del 31 ottobre, le scarpe sul balcone (
per chi ce l’aveva) o sotto una finestra, ed attendere l’indomani per controllarne il contenuto.
T- Non dirmi che non hai un aneddoto su questa festività?
A- Credo che, raccontandoti questa storiella, molti diranno di conoscerla già. Quindi mi rivolgo a coloro che non hanno mai sentito la storia “Du picciliddrru e u friscaliattu.” La storia si svolge all’interno di una casa molto ma molto povera dove si vive di stenti, e, per dirla in mussumulisi: “..’u pitittu jera niuru!” La madre, pur di non scontentare l’unico figlio che desiderava avere un fischietto, a costo di sacrifici indicibili, riuscì ad acquistarne uno. Il bambino, svegliatosi in piena notte, pur conoscendo le condizioni di povertà assoluta della famiglia, volle provare a controllare se per caso, il nonnino morto qualche mese prima, si fosse ricordato di lui. Affacciatosi alla finestra, con grandissimo stupore vide “l’oggetto del desiderio”. Colto da una irrefrenabile gioia, incurante dell’orario, iniziò a soffiare, con tutto il fiato che aveva nei polmoni, all’interno du’ friscaliattu, con tutte le conseguenze del caso. Un vecchietto, che abitava nell’abitazione di fronte, uscì fuori per controllare da dove provenisse quel suono “disumano”.
- Ma chi ‘ffa’?? Chi ti niscì ‘u sinziu!!!
- Stanotti ci misi i scarpi fori, e u sapi chi mi purtaru i murticiddri?
- Chi?
- ‘U friscaliattu!! E a ‘vossia chi ci purtaru?
- Sta garcia di mingh…..
- Allura chi ci apparà u cul….
T- Colorita ma simpaticissima questa storia. Oggi Adamo cosa pensi di questa ricorrenza?
A- Penso che ai ragazzi, oggi non interessa ne la festa, ne i regali. Per quel che riguarda i dolciumi, oggi le pasticcerie hanno tolto loro anche il benché minimo interesse e senso dell’attesa: Frutta Martorana e Pupi di zuccaru li trovi in bella esposizione, qualunque giorno dell’anno Quindi a che serve aspettare?